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Emilio e Ugo Betti

Sottotitolo
Giustizia e Teatro
Autori
R. Favale, F. Mercogliano (a cura di)
ISBN
978-88-9391-556-4
N. Pagine
168
Anno Pubbl.
2019
Collana
Pubblicazioni della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Camerino
Numero
59
Materia
Diritto e Teatro
Product ISBN:  978-88-9391-556-4
13,30 €
Base price with tax
Base price 14,00 €
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Il volume, che raccoglie gli atti del convegno tenutosi all’Università di Camerino nell’ottobre 2018 in occasione del LXX anniversario della perdita di Emilio Betti e del conferimento annuale del premio di drammaturgia ‘Ugo Betti’, viene aperto con commossi ricordi personali che iniziano sin dalla più tenera infanzia del rettore camerte (Claudio Pettinari), inframezzati da brani di poesie di Ugo Betti e foto dei ‘dioscuri’ Emilio (1890-1968) e Ugo Betti (1892-1953).

Nella prima sezione («Emilio Betti e la sua Facoltà camerte»), in primo luogo v’è una ampia ricostruzione (di Pier Luigi Falaschi), di Emilio Betti come uomo di scienza, nel suo privato agire e pensare, dall’adolescenza alla scomparsa, con ricordi inediti, rievocazione di vicende personali, sinora inconfessate, ed episodi familiari relativi ad una personalità straordinaria, restituita finalmente alla verità che merita. I percorsi più probabilmente legati alla sua attività accademica e ai vari filoni di ricerca universitaria vengono dunque ripercorsi dagli attuali docenti camerti di discipline insegnate da Emilio Betti: diritto romano (Felice Mercogliano), diritto privato e comparato (Rocco Favale), diritto processuale civile (Maria Pia Gasperini), diritto civile (Lucia Ruggeri) e diritto agrario (Luca Petrelli). Sulla sua concezione della libertà e della solidarietà s’incentra un ulteriore contributo specifico (di Carlotta Latini).

La seconda sezione («Ugo Betti e il Novecento teatrale italiano») illumina del fratello Ugo, magistrato e commediografo, l’inserimento nel panorama teatrale del suo tempo e gli orizzonti critici intorno alla sua copiosa produzione, sin dal contributo introduttivo, di carattere più generale (Marco de Marinis), per poi prendere in esame la considerazione che la critica riservò all’autore, in un’epoca di transizione tra approccio testo-centrico e senso-centrico (Massimo Marino), e concludersi con alcune note sulle ambivalenti battute finali della sua opera più celebre ‘Corruzione al palazzo di Giustizia’ (Pierfrancesco Giannangeli).

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